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17 ottobre

Mi guardo intorno e non mi piace quello che vedo. Per niente. Mi spaventano le piazze in tumulto, gli scontri con le forze dell’ordine, i negozi distrutti, le paratie di legno davanti alle vetrine. Mi spaventano perché non sono manifestazioni con un fine determinato. Per niente. Manifestare per i propri diritti è la base della democrazia. Spaccare tutto per creare instabilità è l’antitesi della democrazia. Andate a leggere la storia del primo dopoguerra del Novecento e troverete spaventose analogie. E non è andata bene allora, per niente. Ma sono passati 80 anni e la gente pensa che la storia sia noiosa. Meglio investire in tecnologie che in menti culturalmente preparate e pensanti. Le generazioni che hanno vissuto le guerre del novecento non ci sono quasi più e quelle nuove non conoscono la storia. Perché se la conoscessero in questo momento sarebbero molto preoccupate. Come me. Ma io non posso fare nulla, non conto nulla, non ho poteri politici e decisionali, sono una giornalista marginale nella discussione sociopolitica, che per lo più si occupa di cronaca locale, di cultura, di salute, anche qui in modo marginale, con una voce che non può certo influenzare il dibattito. Ho provato a educare i miei figli e mi sembra di esserci riuscita. Ma, per il resto, posso solo guardare. Forse. Perché adesso la tentazione è di fare come i sofisti, prendermi cura della mia anima, delle mie varie ed eventuali, del mio body building e del prossimo colore di capelli, tanto il mondo va per i cazzi suoi e guardarlo fa tanto male. Mi piacerebbe però sapere cosa ne pensate. Così, tanto per parlare. Non serve a niente, ma tanto lo fanno tutti. Buona domenica 

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