Meno di due mesi alle comunali. A Mortara, Vigevano, Voghera. Alle spalle un referendum che ha rimescolato il mazzo a un anno dalle politiche. Tanto fermento, ognuno dice la sua, anche se non ha nulla da dire. Di certo non aggiungo la mia, mi limito a osservare nel mio orticello, quello di una città commissariata, con tante difficoltà, un contesto sociale molto diverso da quello in cui sono cresciuta, una quotidianità spenta, come in attesa che qualcosa cambi, disillusa, scoraggiata, stufa. Facciamo insieme una passeggiata dalla stazione al municipio. Cinque minuti che raccontano una città. La stazione. Il nostro fiore all’occhiello da sempre. Mortara crocevia del trasporto, punto di incontro, su e giù dai treni collegati a Milano, Pavia, Vercelli, Novara, Genova, Alessandria. Anche per questo eravamo capoluogo della Lomellina. Un piccolo ombelico. Oggi la stazione appare nelle cronache per degrado, violenza, disservizi. Le porte rotte e mai riparate, un po’ come le nostre aspettative, rotte e sempre più basse. Fuori dalla stazione un edificio pericolante, ci sta, il tempo passa, ma quando le cose non funzionano la lingua batte dove il dente duole. Percorriamo il corso, facendo attenzione a chi viene in contromano, un’abitudine non nuova a Mortara, ma adesso che le bici sono elettriche, un po’ di pericolo in più c’è. Per terra carta, pacchetti di patatine, cacca (di cane, sembra), cicche: colpa del vento che porta tutto in giro, ma anche di noi mortaresi che non ci stiamo certo mettendo di impegno per tenere la città pulita. Il sacco della plastica già fuori in attesa del passaggio del sabato (è giovedì…) e quelli del nero tutti aperti da chi vi rovista per trovare qualche cosa. Poca gente in giro, anche se le elezioni hanno il merito di risvegliare la chiacchiera e il confronto. Proseguiamo verso il centro, eccolo il municipio. Per terra un po’ di bottiglie avanzate, qualche sacchetto sui bidoncini, ma va bè. Incrocio un tizio che urla, sarà già al secondo bianco, una volta erano al bar, adesso vanno in giro e se li guardi un secondo in più magari tirano fuori il coltello. ma va bè. In fondo è tutto un va bè. Avevo detto non avrei commentato. Tocca alla politica farlo. A chi oggi si mette in lista. Noi dobbiamo solo votare chi ci ispira di più. I programmi? Quali? Sembrano tutte fotocopie. Decoro, sicurezza, sviluppo del commercio e turismo. Qualcuno aggiunge attenzione al sociale e rilancio della sagra. Ma d’altra parte, cosa dobbiamo inventarci? Abbiamo bisogno di un sacco di cose a Mortara e i cordoni della borsa sono stretti da tempo. Speriamo solo vada meglio. Ma non come ai tempi del Covid. Lì, meglio, non è andata per niente.
Ps: il mio è il post di chi crede in Mortara e vorrebbe solo vederla ripartire. Niente nichilismo e rassegnazione. E soprattutto niente armiamoci e partite.



