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Smemo

I miei figli, adolescenti liceali, non usano più il diario scolastico. Quest’anno mi hanno detto che non lo acquisteranno, perchè tanto c’è il registro elettronico e non ne hanno bisogno. Ai miei tempi, tra gli anni ’80 e ’90, il diario era invece fondamentale. Non solo per segnare compiti e lezioni, ma perchè accompagnava ogni giorno, raccoglieva frasi, oggetti, immagini.
Il mio diario era la Smemo e la comperavo a giugno, perchè andava a ruba e perchè, in questo modo, avrei potuto già iniziare a scriverci durane l’estate.
Disegni, canzoni, ritagli di giornale, cannucce, biglietti dei concerti, ingressi in discoteca, ma anche le frasi memorabili dei prof, le tracce degli amori eterni, che duravano una settimana, rabbia, paura, ansia, amicizia. C’è tutto in quelle Smemo, vere testimonianze materiali di anni complessi eppure indimenticabili. Ci sono anche tante fotografie, qualche polaroid, un po’ sfuocate, mai in posa, che non c’era il digitale, nè photoshop e i rullini costavano per essere sprecati.
Puntualmente, a dicembre la Smemo non si chiudeva più, spesso si staccava la copertina, ma questo dava l’idea del vissuto, del reale. E allora ci si ingegnava con elastici colorati, nastri, fiocchi, in una gara a chi la rendeva più bella e soprattutto unica.
Passavi dai corridoi, buttavi gli occhi nelle classi ed eccole lì, sui banchi verdi con il buco per il calamaio, a colorare le ore di inverni troppo lunghi e ora così lontani. Che belle le nostre Smemo e che bello sfogliarle oggi, a più di trent’anni di distanza, a ricordarci ciò che eravamo e ciò che ci ha resi ciò che siamo ora.
Che, in fondo, tutti noi non siamo altro che il diario colorato della nostra stessa vita.

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Vivi nascosto

Guardo il Tiggì.
Crisi di governo.
Siccità e caldo estremo.
Scioglimento dei ghiacciai, incendi e cambiamento climatico.
Covid ancora diffuso e altri virus in agguato.
Borse a picco.
Guerra in Ucraina.
Inflazione alle stelle.
E mi fermo qui, che i femminicidi, le risse tra bande, i poveri immigrati che arrivano dal mare, i buchi nelle strade, la droga, la malavita sembrano quasi situazioni normali di fronte al disastro presente.
Mi fermo e penso che resta sempre valido il consiglio epicureo del Λάθε βιώσας, Lathe Biosas, vivi nascosto, che potremmo tradurre (erroneamente ma non troppo) “fatti i cazzi tuoi e campa cent’anni”. In questo momento, lungo ormai diversi anni, i libri, la riflessione, le lunghe passeggiate nella natura, lo studio, le chiacchiere con poche e intime persone, un buon bicchiere di vino (che Epicuro boccerebbe, ma non aveva assistito a tutto lo schifo cui assistiamo noi…) sembrano essere l’unica soluzione.
Spegni tutto e dedicati a te stesso e a chi ami. Dedicati solo a ciò che vale la pena. Lascia perdere il superfluo e concentrati sull’essenziale. Cura anima e corpo per il benessere che ti danno, non per l’apprezzamento che potrebbe derivare da altri. Vivi in silenzio e ascolta. Nessuno lo fa più, in un mondo troppo impegnato a parlare senza chiedersi quale sia poi l’effetto di tanto rumore.

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Una sigaretta

Ora ascoltatemi. Accendete una sigaretta. E non importa che fumiate o meno. L’importante è che voi lo facciate. Accendetela. E non respiratela. Sapete cosa succede? Si consuma. Che voi la respiriate oppure no, lei si consuma lo stesso. Come la vita, che si consuma anche se voi non la respirate. Vi porta al filtro senza nemmeno ascoltarvi. E allora perché restare fermi? Perché restare piantati a guardarla passare? Sappiate arrivare al filtro della vita avendo dato tutto quello che c’era da dare. Godetevela. Perché esiste una sola certezza. Si consuma

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Delusione

Non sempre, a fronte di un impegno massimo, si ottiene un risultato soddisfacente. Anzi. Il più delle volte ci ritroviamo stanchi, delusi e con un pugno di mosche in mano. Ti guardi allo specchio e pensi “ma chi me lo fa fare? A che pro? Da domani cambio!” E poi, per fortuna, non cambi. Perché nulla è più deludente che darsi per sconfitti, che rinunciare a combattere, che smettere di provare e riprovare. Non arrendetevi mai, trasformate la delusione in pungolo per rimettervi in gioco, non arrendetevi alle avversità. La vita è una partita. Meglio giocarla che stare seduti in panchina a guardare.

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SOS Natura

La natura è la più preziosa delle opere d’arte e il mondo uno splendido museo aperto a tutti. Eppure ce ne rendiamo conto di rado. Quando siamo in vacanza, oppure in un viaggio esotico, o ancora, come in questi giorni, quando la natura lancia segnali d’allarme che ci colpiscono duramente. Senza la natura, senza il suo equilibrio, l’uomo non può vivere. Perché l’uomo è esso stesso natura. I filosofi naturalisti greci fissavano nella natura il principio di tutto, acqua, aria, natura infinita. Noi abbiamo con i secoli cambiato prospettiva e messo al centro l’uomo, i suoi bisogni, la sua tendenza al progresso. Nulla di male, ma è solo dall’armonizzazione tra natura e progresso che possiamo vivere su questa terra. Educhiamoci ed educhiamo in questa direzione i nostri figli, assumiamoci responsabilità, agiamo invece di parlare basta. Perché è già molto tardi.

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Maturità

Dal 1993, ovvero dall’anno precedente al mio esame di maturità, ho l’abitudine di leggere le tracce degli elaborati assegnati e di provare a svolgerle. Tutte, ovviamente. Sì, lo so, sono strana, ma scrivere mi piace e, soprattutto, mi piace mettermi alla prova anche di fronte a temi a me poco affini. Così, anche quest’anno, ho scaricato le tracce e ho iniziato a lavorarci. Non ho naturalmente già prodotto gli elaborati, per quello mi prendo un po’ di tempo, come se fosse una settimana enigmistica, però mi sono fatta un’idea. Primo, credo che quest’anno ci siano stati davvero molti spunti interessanti, a parte le analisi del testo, che mi sono apparse lontane dai ragazzi. Ammetto che la poesia di Pascoli mi abbia all’istante ricordato il mio passato da pendolare, sia sulle supposte della linea per Pavia, sia sul carro bestiame della Mortara – Milano, con la morte di ogni idillio pastorale e con il rifiuto mentale di affrontarne l’analisi. Non meglio per Verga, che la povera Nedda incarna tanta disperazione, miseria, temi che abbiamo sotto gli occhi in ogni telegiornale e non solo, cosicchè il Ciclo dei Vinti è un’attualità che faccio fatica a commentare. Scartate quindi le analisi letterarie, (che peraltro sono sempre state il mio forte, perchè meglio tuffarsi nella fiction che trattare di un’attualità spesso scomoda…) ho affrontato le altre tipologie, trovando tanti spunti interessanti. Dal razzismo del testo della Segre, ai cambiamenti climatici nell’analisi del nobel Parisi, di sicuro avrei però scelto la proposta da “Musicofilia” di Oliver Sacks. Forse influenzata dal recente concerto degli Stones, è comunque innegabile che la musica rappresenti un linguaggio universale dal valore altissimo e che la mia vita non sarebbe la stessa senza le note sul pentagramma. Che dire per esempio del Va pensiero cantato dal coro ucraino in una Odessa minacciata dai missili russi? Brividi. Interessante anche lo spunto sul Covid, scelto dal 20% dei maturandi, ma che io avrei evitato perchè non se ne può più. Sapete quando vedete e leggete le stesse cose per mesi? Che noia, che barba, tenendo conto anche che la pandemia non è finita e tutto ancora può succedere. Ma la traccia più scelta è stata quella sui social, sul mondo interconnesso, sulla nostra identità virtuale: tema attualissimo e che i ragazzi conoscono bene. Mi piacerebbe leggerli i loro elaborati, per capire il loro punto di vista, per vedere se davvero si rendano conto di opportunità e pericoli della rete. Personalmente avrei evitato anche questo tema, perchè, come per il Covid, sono satura di social. Sì, avete letto bene, lacolli.com è satura. Colpa degli ultimi due mesi, in cui la campagna elettorale ha messo in condivisione così tante parole, commenti, repliche, discussioni da riempire il mio cervello di voci, spesso inutili. Memoria piena, meglio concentrarsi sulla musica. E sulle varie ed eventuali. Che quelle, si sa, non stancano mai.

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Stones

8 anni fa come oggi.
In attesa degli Stones.
Allora a Roma, oggi a Milano.
8 anni in cui è successo di tutto, tra guerre, pandemie, siccità.
8 anni in cui siamo invecchiati, e non solo all’anagrafe. Perché la vita ti mette di fronte a tante difficoltà, scelte, problemi, rinunce. E ognuna è una piccola ruga, prima del cuore poi della pelle.
8 anni in cui mi sono illusa e disillusa mille volte, che io sono fatta così, ho fiducia nel mondo e negli uomini. E non è una dote.
8 anni in cui abbiamo visto i nostri bimbi farsi uomini e il mondo cambiare.
8 anni in cui la costante siamo restati noi due e il nostro amore per gli Stones. Per il rock. Per il blues. Per la gente negli stadi e la voglia di gridare contro il cielo.
E allora, 8 anni dopo, ancora e sempre it’s only rock n’roll but I like it ❤️

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Letizia

Nel 1989, a 14 anni, sono stata in vacanza studio in Inghilterra. Si trattava della mia prima esperienza da sola all’estero e ricordo l’eccitazione di questa avventura, che mi avrebbe portato lontano dal mio nido per tre settimane. Mi ero aggregata al viaggio organizzato da una mitica professoressa di inglese del liceo di Mortara, la prof Anna Forni, che mi aveva accettato nel gruppo, anche se io liceale ancora non ero (avevo appena finito la terza media) e neanche lo sarei diventata, visto che avrei studiato altrove. Fatto sta che mi ero ritrovato in questo mega gruppo di ragazzi tra i 15 e i 19 anni, per due settimane a Londra e una in giro per la Scozia. Una figata senza limite, una vacanza che non dimenticherò mai, con quel senso di libertà che da quel momento in poi mi avrebbe sempre dato il viaggiare all’estero. Il primo giorno avevo conosciuto una ragazza, un anno più di me, un feeling immediato. Non vi dico cosa ne abbiamo combinate, ma siamo tornate sane e salve e questo vi basti. Poi non ci siamo più viste, ma proprio più. Fino a ieri sera. 33 anni dopo. Una festa amarcord nelle campagne lomelline. Uno sguardo, un sorriso ed è stato come se non ci fossimo mai perse. Lei uguale a come me la ricordavo, un po’ matta come me, se vogliamo chiamare pazzia la voglia di divertirsi e ballare sotto la luna. Inutile dirvi che siamo state insieme tutta la sera, ma non a parlare del passato, no, quello sarebbe stato un po’ troppo nostalgico, a ridere e a chiacchierare del nostro presente di madri, compagne di vita, donne. Semplicemente donne. Alla fine ci siamo salutate e non so se ci vedremo tra una settimana o tra trent’anni, magari a fare casino in una casa di riposo. In fondo non importa. Quel che importa è la bellezza di trovare anime affini che ti fanno stare bene. E goderne per tutto il tempo che ci è concesso, breve o lungo che sia. Grazie, amica mia, alla prossima 😉

Ps nella foto, due ragazzine ad Hyde Park. Se qualcuno ha letto il mio “Compleanno inglese” capirà da dove ho tratto alcuni ricordi riportati nel testo….

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Scatole

Notte. Il pendolo dei vicini di casa batte le tre, poi le tre e mezza, e così via. In strada, qualche auto, chissà dove andrà a quest’ora la domenica notte. Caldo, afa. Il sonno che non arriva, troppo stanca, troppa adrenalina, troppi pensieri. Uno tra tutti, quello scatolone che attende di essere scrutinato. Lì, in un’aula dove fino a pochi giorni fa i bimbi riempivano le pareti della loro voglia di crescere. E insieme a lui, gli altri scatoloni, in cui è rinchiuso il futuro politico di una città. La mia. Ma soprattutto sono rinchiusi i mesi di trattative, incontri, santini, chiacchiere, veleni, sgambetti. Parole, parole, parole. Sono dei vasi di Pandora quegli scatoloni, con dentro tante emozioni, che stasera diventeranno palpabili e ne scateneranno altre. E, invece di dormire, penso a tutta questa esperienza, ma mi sfugge la razionalizzazione. Quella verrà domani, o dopo, con i numeri in mano, che poi sono quelli che contano, solo quelli. Un gruppo di uccellini sulla magnolia ha deciso che sta arrivando il giorno. Mi alzo e provo a riempire la testa con le varie ed eventuali di una mattina qualunque. Ma che qualunque non è. Buon lunedì a tutti ❤️