Sto invecchiando. Anzi, sono vecchia. Guardo agli anni 90 e penso a come stavamo bene. Senza cellulari. Senza contapassi. Senza filtri. Soprattutto senza i 30 anni che adesso abbiamo in più. Mi manca il festivalbar, il karaoke, le serie tv che devi vedere a quell’ora e in quel giorno se no le perdi, il walkman, i rullini fotografici, il piacere di leggersi tanti giornali, tutti di carta. Mi manca tutto questo. Perché sono una della gen X. Perchè è tipico dei vecchi pensare con nostalgia al passato. E a voi, cosa manca degli anni 80 e 90?
25 anni fa l’11 settembre
Cosa stavate facendo verso le 14.30 dell’11 settembre di 25 anni fa? Io lo ricordo perfettamente, come credo molti di voi. E ricordo le immagini delle torri, gli aerei che si schiantavano, il panico, la paura, e adesso cosa succede? Il dolore, anche, quasi fisico, per un disastro umano, politico, sociale, economico, di cui tutti abbiamo subito avuto percezione. Il mondo è diventato all’improvviso piccolissimo e io sono diventata adulta. Scrivendo ora, ho la pelle d’oca, perché l’11 settembre è sempre attuale. Quelle torri, che avevo visto e toccato tante volte nei miei giri a New York, una città che adoro, quelle torri, su cui ero salita da ragazzina (sul tetto di una delle due), quelle torri non c’erano più. E con loro erano evaporati tanti sogni, il senso di invincibilità dell’Occidente, la corsa senza fine verso il futuro. Davanti alla tv, attoniti, ho capito che il mio mondo non sarebbe più stato lo stesso…
Vestiti da 50enni
Ho letto da qualche parte che dopo i 50 dovremmo iniziare a valutare con attenzione ciò che indossiamo. A vestirci in modo adatto per la nostra età. Ma davvero? Perché la nostra età cosa ha di diverso da quelle precedenti? Lì non dobbiamo valutare con attenzione ciò che indossiamo? Volete dire che ci sono abiti per vecchie e per giovani? Davvero? Anni di battaglie femministe per leggere ste stronzate? Ma indossate ciò che vi fa stare bene e buttate nella spazzatura ste regole senza senso. E soprattutto indossate il cervello, che quello si non ha età. E adesso vado ad allenarmi, decisamente vestita come una sedicenne 😉 baci!
Settembre
Settembre è un mese difficile. Il rientro mi mette da sempre in difficoltà. Il passaggio dalla libertà delle ferie al rigore del quotidiano mi destabilizza. Una volta non era così. Mi è sempre piaciuto andare a scuola, e non solo per l’opportunità di imparare tantissime cose e soddisfare in parte la mia curiosità. Mi piaceva il rito di comperare la Smemo, le penne, i libri nuovi che sapevano di buono, la scorta dei quaderni. Mi piaceva l’idea di rivedere i compagni di scuola, di scoprire il banco, l’orario, gli impegni. Settembre era novità. E io vivo di novità. La routine mi annoia. Ciò che è stabile mi destabilizza. La ripetizione mi attapira. Così aspetto. Aspetto che arrivi il fresco (arriverà???), che le giornate si accorcino, che insomma l’estate sembri lontana e con lei la mia libertà. Ogni anno è più difficile. Ogni anno dentro mi ribello. E tante volte ho mandato tutto all’aria, alla ricerca di novità. Spesso cambio taglio o colore di capelli, per placare questa ansia. Così, di fatto, è una vita che inizio da capo. Mai sazia. Mai ferma. Irrequieta. Semplicemente Lacolli.
Elezioni
Meno di due mesi alle comunali. A Mortara, Vigevano, Voghera. Alle spalle un referendum che ha rimescolato il mazzo a un anno dalle politiche. Tanto fermento, ognuno dice la sua, anche se non ha nulla da dire. Di certo non aggiungo la mia, mi limito a osservare nel mio orticello, quello di una città commissariata, con tante difficoltà, un contesto sociale molto diverso da quello in cui sono cresciuta, una quotidianità spenta, come in attesa che qualcosa cambi, disillusa, scoraggiata, stufa. Facciamo insieme una passeggiata dalla stazione al municipio. Cinque minuti che raccontano una città. La stazione. Il nostro fiore all’occhiello da sempre. Mortara crocevia del trasporto, punto di incontro, su e giù dai treni collegati a Milano, Pavia, Vercelli, Novara, Genova, Alessandria. Anche per questo eravamo capoluogo della Lomellina. Un piccolo ombelico. Oggi la stazione appare nelle cronache per degrado, violenza, disservizi. Le porte rotte e mai riparate, un po’ come le nostre aspettative, rotte e sempre più basse. Fuori dalla stazione un edificio pericolante, ci sta, il tempo passa, ma quando le cose non funzionano la lingua batte dove il dente duole. Percorriamo il corso, facendo attenzione a chi viene in contromano, un’abitudine non nuova a Mortara, ma adesso che le bici sono elettriche, un po’ di pericolo in più c’è. Per terra carta, pacchetti di patatine, cacca (di cane, sembra), cicche: colpa del vento che porta tutto in giro, ma anche di noi mortaresi che non ci stiamo certo mettendo di impegno per tenere la città pulita. Il sacco della plastica già fuori in attesa del passaggio del sabato (è giovedì…) e quelli del nero tutti aperti da chi vi rovista per trovare qualche cosa. Poca gente in giro, anche se le elezioni hanno il merito di risvegliare la chiacchiera e il confronto. Proseguiamo verso il centro, eccolo il municipio. Per terra un po’ di bottiglie avanzate, qualche sacchetto sui bidoncini, ma va bè. Incrocio un tizio che urla, sarà già al secondo bianco, una volta erano al bar, adesso vanno in giro e se li guardi un secondo in più magari tirano fuori il coltello. ma va bè. In fondo è tutto un va bè. Avevo detto non avrei commentato. Tocca alla politica farlo. A chi oggi si mette in lista. Noi dobbiamo solo votare chi ci ispira di più. I programmi? Quali? Sembrano tutte fotocopie. Decoro, sicurezza, sviluppo del commercio e turismo. Qualcuno aggiunge attenzione al sociale e rilancio della sagra. Ma d’altra parte, cosa dobbiamo inventarci? Abbiamo bisogno di un sacco di cose a Mortara e i cordoni della borsa sono stretti da tempo. Speriamo solo vada meglio. Ma non come ai tempi del Covid. Lì, meglio, non è andata per niente.
Ps: il mio è il post di chi crede in Mortara e vorrebbe solo vederla ripartire. Niente nichilismo e rassegnazione. E soprattutto niente armiamoci e partite.
Via

Sono stata ferma per un po’. Non ho scritto, se non rari post, così, tanto per dire “sono ancora viva”. Ero ferma, in attesa di capire questo periodo. I 50 anni, la menopausa, la sensazione di avere dato tutto e di non avere più nulla da raccontare a questo mondo. Non è stato bello. Fermarsi e non riuscire a ripartire. Stare zitta. Osservare e basta. Un anno intero così. Sto meglio? Bah, non lo so. Ma ci riprovo. Lacolli merita un altro tentativo. Che di cose da dire ce ne sono tante in sto mondo bislacco. Manicure fatta. Piega pure. Un paio di scarpe nuove. Il sorriso migliore. E ora anche la voglia di non stare più zitta. Tanto sono una donna di mezza età. Una volta sarebbe stato indice di saggezza. Oggi sembri non andare più bene. A meno che non ti lifti, non ti vesti come una trentenne, non dici la frase orrenda “i 50 sono i nuovi 30”. Col cazzo. Vale solo per l’Inps. Visto che devi lavorare altri 20 anni, con nessuna garanzia futura. Quindi chiamatemi signora, datemi del lei, trattatemi come una boomer spacca balle. Quello sono. Dietro liceo, davanti museo. Ma il Louvre signori, mica uno qualunque. E avanti così.
Vonn
Ne ho lette tante nelle ultime due o tre ore dopo la caduta di Lindsay Vonn a Cortina. Avrebbe dovuto fermarsi. Avrebbero dovuto consigliarla meglio. Fino addirittura al “me lo sentivo”. Certo. Tutti pronti a dire che ha esagerato. Forse. Ma se fosse arrivata in fondo? Se addirittura avesse fatto i tempi delle prove e si fosse portata a casa una medaglia? Allora sarebbe stata “unica, grandiosa, divina”. Lindsay Vonn é unica e divina. Una delle più grandi campionesse di sci. Sull’Olimpia ha vinto 12 volte. Tanto per dirne una. E il suo recupero, dopo il ritiro, ha avuto qualcosa di epico che ci ha appassionato tutti. Perché lei é un po’ come gli eroi della mitologia, non le si chiede assennatezza, ma l’impresa. E lei lo sa. Lei scia, fa quello da sempre, ha messo tutta sé stessa nel recupero per tornare alle gare e, se non ci fosse stata la sfiga di una settimana fa, avrebbe vinto ancora. E allora, invece di essere tutti assennati, arrabbiamoci con la sorte che l’ha messa a un passo dall’ennesimo trionfo e preghiamo che non si sia fatta così male come le sue urla da pelle d’oca fanno pensare. Lindsay Vonn é una delle eroine di cui i nostri ragazzi hanno più che mai bisogno, di cui noi abbiamo bisogno. Per lottare, sempre, anche contro la sorte. Rialzarsi mille volte e affascinare il mondo. Poi sí, con quel ginocchio non avrebbe dovuto scendere. Ma non sarebbe stata la Vonn. La nostra Vonn! Forza Lindsey ❤️❤️❤️❤️❤️
Ironia
La menopausa é quella cosa che, come tutte le fasi della vita, va affrontata senza troppi drammi e con tanta sana autoironia. Ecco il perché di questi post, tra esagerazioni e stralci di vita quotidiana. Perché un sorriso, a tutte le età, può cambiare il senso di una giornata. Buon venerdì a tutti ❤️

Parole
La menopausa é quella cosa per cui quando ti dicono “meglio i cinquanta dei trenta”, li mandi a quel paese. Perchè in menopausa trattieni i liquidi, non le parole. Quelle, finalmente, fluiscono senza freni.
Buona giornata
Pasta
La menopausa é quella cosa per cui ti addormenti una quaranta, sogni un piatto di pasta e ti svegli una quarantadue.
Buon lunedì

