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Cassa

In coda alla cassa di un negozio di abiti in un centro commerciale. Abbigliamento da uomo. Che già non ti piace stare lì perché non ne vedi l’utilità. Tanto è matematico che se gli dici che sta bene con il blu prende il rosso, che se gli dici mille righe sarà tinta unita. Sì perché l’uomo é autoreferenziale. Se gli chiedi cosa mi metto davanti all’armadio, e glielo chiedi tutte le volte, un po’ perché non lo sai davvero un po’ perché vuoi farti dire di mettere quello che hai già pensato, ecco tutte le volte lui ti risponde dicendo quello che indosserà lui. Che non te ne po’ fregá de meno. Tanto sta sempre bene. Tanto alla fine gira e rigira pantaloni e camicia. E poi tanto fa quello che vuole. Quindi alla cassa già pensi che saresti potuta entrare nel negozio di scarpe più avanti e ottimizzare. Anche perché, se il tuo consiglio non lo ascolta, non manca di fare il cascamorto con tutte le commesse. Belle brutte giovani attempate, fa le battutine, il giochino ma quanti anni mi dai? E sì sono ancora un ragazzino. Mi sento vent’anni. E tu lo guardi schifata ma lui imperterrito. Arrischia sempre un mia moglie mi tiene giovane, mi fa correre. Che l’associazione a delinquere anche no grazie. Quindi alla cassa già sei a livello, vuoi che non faccia la battuta con la cassiera tettona? Con te che la guardi e, in nome della solidarietà femminile, chiedi pietà. Che é solo l’inizio. Che non era così, anzi. Che è vero che è giovanile, ma se lo facessi tu ti avrebbe già appeso al muro del camerino. Un destino da badanti, mie care, altroché.

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