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Nasate

Sono una di quelle che non imparano mai. Che inciampano nella vita, si rialzano ma non rallentano. Sui tacchi traballanti inciampano ancora, e ancora, e ancora. Mio padre da piccola mi diceva sempre che non imparavo se non prendevo una nasata. Le nasate, si, usava questo termine. E oggi ancora. E mentre me lo asciugo il naso, spesso insieme alle lacrime, giuro a me stessa che è l’ultima volta che mi faccio fregare. Sul lavoro, nelle amicizie, nella vita insomma. E il giorno dopo ci ricasco. Nonostante chi mi sta accanto mi metta in guardia. Perché sono stupida. O poco furba, non lo so. So solo che io sono una di quelle che la vita la prendono di petto, come un treno in corsa, e c’è il rischio di deragliare. Ma volete mettere l’ebrezza del vento addosso? E dell’ignoto dietro ad ogni curva?

(1) Commento

  1. Peccato per il nasino!

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