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Principe

É che a noi donne piacciono le favole. Ci piace il principe di Cenerentola che gira per giorni con una Loboutin in tasca finché non trova la sconosciuta che sapeva di zucca che lo aveva stregato ballando ma se ne era andata prima che la serata entrasse nel vivo. Ci piace Richard Gere ufficiale che entra in fabbrica, la prende in braccio e la porta via, così, con la tuta da lavoro, e riesce anche a non sporcarsi la divisa inamidata, ritto come un fuso. Ti prendo e ti porto via canta Vasco. E a noi romantiche ci piace sta storia che ci sia un essere in qualche mondo lontano capace di lottare per noi. Di farci la serenata. Di sorprenderci ogni giorno. Di essere sordo ad ogni nostro tentativo di dissuaderlo. Di battercela con costante educazione, un martello fisso. E non per brama di possesso, che quello è patologico e non va bene. No, perché ci desidera più dello scudetto della squadra del cuore, più delle lasagne della mamma, più dell’auto, della moto, dell’ultimo iPhone. Perché non dice che farebbe tutto per noi, ma lo fa. Che noi vogliamo le follie, i fiori, i bigliettini, i baci improvvisi, gli abbracci che non ti aspetti. Perché si può fare. Senza pensare, senza esitare, senza calcolare. Col cuore. Punto. Perché a volte basta davvero quello.

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