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Pandora

Ho cercato di frenare le emozioni. Di congelarle, lì, in un angolo, dietro una maschera ben costruita. Ho cercato di adattarmi alle mancanze, alle dimenticanze, ai silenzi nei momenti difficili. Ho cercato di essere sempre educata, grazie, prego, per favore, ma figurati nessun problema, quando vuoi sono qui. Ho cercato di essere l’ideale per gli altri, di non far mai mancare nulla, di dare certezze, sicurezze, strade spianate. Ho cercato. Ma in questo modo ho rischiato di perdere me stessa, i miei sogni, le mie aspirazioni, la mia testarda e incosciente follia. Ho rischiato di abbandonare ciò che amo, di chiuderlo nel cassetto per un domani, quando i figli saranno grandi, quando ci sarà meno bisogno di me, quando avrò tempo libero. Come se il tempo per noi stessi non fosse la cosa più importante, ma una sorta di hobby da coltivare se mai si andrà in pensione, se mai si arriverà all’età della pensione. Ecco ho corso un rischio davvero grosso. Ma mi sono fermata in tempo. Quel cassetto l’ho spalancato e come il vaso di Pandora ho lasciato che uscissero tutti i miei desideri e le mie ambizioni, la mia voglia di dire fare baciare lettera e testamento, il mio io, nudo e ribelle, e mi sono sentita viva. Via la maschera di ciò che non saremo mai, su lo sguardo pulito di chi, specchiandosi, vede solo se stesso. E si piace. 

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