Esame di maturità al centro delle cronache. Come tutti gli anni, aggiungerei. Quest’anno siamo di fronte a una specie di gara a chi la spara più grossa. Doverosa premessa: la maturità non funziona da tempo, è molto più difficile essere bocciati che promossi, il sistema ha tante falle e andrebbe rivisto, se non cancellato. Detto questo, in questi giorni ne sentiamo di tutti colori. Da chi fa apposta scena muta all’orale, tanto lo scritto è sufficiente per passare, a chi manda una lettera al ministro per farsi abbassare il voto. Una vera propria competizione a chi trova il modo più originale per protestare e, soprattutto, per guadagnarsi like e titoli di giornale. Perché la questione è questa, la visibilità, il momento di gloria, l’algorirmo che dura il tempo di un’estate, e forse neanche, ma fa gonfiare il petto. Un tema più grande della maturità, perchè qui a emergere è una società che ha un grosso problema con i social e l’informazione, e soprattutto con la percezione di ciò che conta davvero. Poca sostanza e tanti like. La maturità, quella vera insomma, è davvero lontana.
