Ne ho lette tante nelle ultime due o tre ore dopo la caduta di Lindsay Vonn a Cortina. Avrebbe dovuto fermarsi. Avrebbero dovuto consigliarla meglio. Fino addirittura al “me lo sentivo”. Certo. Tutti pronti a dire che ha esagerato. Forse. Ma se fosse arrivata in fondo? Se addirittura avesse fatto i tempi delle prove e si fosse portata a casa una medaglia? Allora sarebbe stata “unica, grandiosa, divina”. Lindsay Vonn é unica e divina. Una delle più grandi campionesse di sci. Sull’Olimpia ha vinto 12 volte. Tanto per dirne una. E il suo recupero, dopo il ritiro, ha avuto qualcosa di epico che ci ha appassionato tutti. Perché lei é un po’ come gli eroi della mitologia, non le si chiede assennatezza, ma l’impresa. E lei lo sa. Lei scia, fa quello da sempre, ha messo tutta sé stessa nel recupero per tornare alle gare e, se non ci fosse stata la sfiga di una settimana fa, avrebbe vinto ancora. E allora, invece di essere tutti assennati, arrabbiamoci con la sorte che l’ha messa a un passo dall’ennesimo trionfo e preghiamo che non si sia fatta così male come le sue urla da pelle d’oca fanno pensare. Lindsay Vonn é una delle eroine di cui i nostri ragazzi hanno più che mai bisogno, di cui noi abbiamo bisogno. Per lottare, sempre, anche contro la sorte. Rialzarsi mille volte e affascinare il mondo. Poi sí, con quel ginocchio non avrebbe dovuto scendere. Ma non sarebbe stata la Vonn. La nostra Vonn! Forza Lindsey ❤️❤️❤️❤️❤️
Ironia
La menopausa é quella cosa che, come tutte le fasi della vita, va affrontata senza troppi drammi e con tanta sana autoironia. Ecco il perché di questi post, tra esagerazioni e stralci di vita quotidiana. Perché un sorriso, a tutte le età, può cambiare il senso di una giornata. Buon venerdì a tutti ❤️

Parole
La menopausa é quella cosa per cui quando ti dicono “meglio i cinquanta dei trenta”, li mandi a quel paese. Perchè in menopausa trattieni i liquidi, non le parole. Quelle, finalmente, fluiscono senza freni.
Buona giornata
Pasta
La menopausa é quella cosa per cui ti addormenti una quaranta, sogni un piatto di pasta e ti svegli una quarantadue.
Buon lunedì
Caldo
La menopausa é quella cosa per cui in una stanza tutti hanno il maglione e tu la canotta. E guai a fartelo notare, perché hai un carattere celestiale, ma non quando hai quel caldo lì. Quando hai quel caldo lì, meglio far finta di niente. Ve lo assicuro.
Tic tac tic tac
Una parola al giorno
Tempo
Il nostro tempo é troppo prezioso. É limitato. Non torna. Dopo i 40 inspiegabilmente accelera. Non sprecatelo in inutili discussioni, non soffermatevi sui cavilli, ragionate in grande. Il mio tempo migliore é quello degli affetti. Tutto il resto passa, é un dettaglio. Chi si ricorderà di voi? Chi avete amato, solo loro. Dedicate a loro il vostro tempo, al resto le briciole. La società ci impone l’esatto contrario: tutto al lavoro, le briciole a famiglia e amore. Nulla di più sbagliato. Correggete la rotta. Subito. Il tempo stringe e non torna più
A domani
Voragini
La rabbia. La solitudine. Il senso di impotenza di fronte a un flusso di situazioni che da decenni non riesci a cambiare. La delusione. Goccia dopo goccia, tutto questo ha scavato una voragine, che mi sforzo senza sosta di riempire di energia, entusiasmo, sorrisi, amore, positività. La voragine assorbe tutto, ma io non mi arrendo. Non fermatevi mai all’apparenza. Dietro a un sorriso, a un bel reel su Instagram, alle foto studiate, ci sono mondi che neanche immaginate. Rispettate chi incontrate, anche solo sui social. Rispetto. Il pacchetto che tutti dovremmo mettere sotto l’albero.
Maria
Mortara è di nuovo orfana, in un annus horribilis, che ci ha prima lasciato senza sindaco e ora si è portato via la Signora della Cultura mortarese. Maria Forni ha rappresentato per decenni la scuola, l’istruzione, la storia locale, la letteratura della nostra città e non solo. La Maria era un punto di riferimento sicuro e tangibile, una mente limpida e acuta, una certezza per chi avesse necessità di una boccata d’aria in un mondo sempre più superficiale e scontato. Lei no. Lei sapeva andare in profondità, con quel suo eloquio pacato e signorile, quella parlata inconfondibile, in cui l’aggettivo si accordava sempre perfettamente al sostantivo, in cui la citazione dotta non era mai stucchevole, ma scandiva il ragionamento nel più naturale dei modi. Maria, e con lei sua sorella Anna, ha segnato la mia vita in modo indelebile: ero una ragazzina appassionata di libri, ma ancora insicura sulla strada da intraprendere, su quali studi fare, su quale scuola fosse meglio per lei. Anna e Maria sono state il mio faro e, se sono ciò che sono, perchè la cultura ci plasma più di quanto possiamo percepire, lo devo anche a loro. Negli anni, ci siamo confrontate infinite volte in biblioteca, prima a Cambieri e poi al Civico 17, abbiamo parlato di dialetto lomellino e di tragedia greca, di poesia montaliana e di vicende locali. Sempre con la leggera profondità di chi queste cose le frequenta ogni giorno, non per dovere, ma per vera passione. Perchè Maria era una donna appassionata: per i pochi che non la conoscevano, non pensate che una donna di una simile cultura fosse “un topo da biblioteca”. Maria era una persona molto concreta: è stata una docente e preside innovativa e aperta alle nuove generazioni, una donna dinamica e mai ferma, una vera forza per la nostra città. Nel suo ultimo articolo su Vaglio, Maria scrive del “rapporto dialettico indissolubile” fra rumore e silenzio. Quel silenzio che, come spiega lei, ha “una funzione consolatoria per i dolori e le inquietudini dell’anima” e che rimbomba oggi più che mai nella campagna lomellina, tanto amata dalla prof, che aveva una cultura unica anche del nostro dialetto, così importante per definire ciò che siamo. Ciao Maria, quanta tristezza e quanta gioia nello stesso tempo per aver avuto il privilegio di conoscerti. Grazie per aver lasciato a Mortara un “monumentum aere perennius”, un monumento più duraturo del bronzo, per essere stato un esempio che, noi, ora abbiamo il dovere di perpetuare. Tu, come Bianca con te nella foto qui sotto, siete esempio concreto del “non omnis moriar” oraziano: vi porteremo sempre nel cuore….

La mia città
Vivo a Mortara da quando sono nata. Mi sono sempre sentita fuori posto, ma non é colpa di Mortara. É colpa mia che sono strana. Eppure Mortara é la mia città, il mio paese, ne conosco gli angoli, la storia, le tradizioni, il dialetto. Potrei girare a occhi chiusi e non andrei a sbattere. Forse pesterei qualche cacca, ma confido nel mio olfatto. La frequento ogni giorno e per un po’ ne ho anche scritto quotidianamente, cercando di cogliere i tanti cambiamenti degli ultimi anni. Perché Mortara é cambiata in questi 50 anni e, per quello che vale la mia opinione, non in meglio. É cambiato il suo aspetto, si é spenta, molti negozi hanno chiuso e non sono stati sostituiti da nuove attività. É cambiata la sua società, più composita e internazionale, ma lo scambio di culture, che é un elemento positivo e rigenerante, non sembra aver dato buoni frutti. Siamo cambiati noi mortaresi, siamo stanchi e disillusi, abbiamo voglia di riavere la nostra città ma facciamo davvero fatica a invertire la tendenza. Ci sono associazioni e persone che stanno dando l’anima per far ripartire la città, per sollecitare una svolta, e lo fanno per amore di Mortara. Senza altri fini. Elemento più unico che raro. Eppure la sensazione é che si continui a sprofondare. Mortara era una città tranquilla, un po’ sonnolenta, ma carina e bentenuta. Ora la parola che domina é degrado. Non so a voi, ma a me non piace l’idea di vivere nel degrado. Manco per un po’. E, anche se sono fuori posto, non voglio andare via perché questa è la mia città. E la rivorrei indietro. Ecco. Ci tenevo a dirlo. Mentre si accendono le luci di Natale e si esprimo i desideri sotto l’albero. Il mio è quello di riavere la Mortara “dove non c’é niente ma si vive bene”. Dite che si può?
Calma al volante
Mio marito é una persona molto razionale, meno impulsiva di me, in genere piuttosto moderata nelle reazioni. Ma in auto no. In auto si trasforma nel peggiore degli ultras. Mors tua vita mea. Odia chi gli fa i fari da dietro, chi non mette la freccia, chi non parte allo stop, chi va piano, chi va veloce, i camion, i furgoni, le donne al volante, gli anziani al volante, i giovani al volante. Cioè tutti, tranne se stesso. I gesti si moltiplicano, le imprecazioni pure. Un giorno o l’altro, si accapiglierà con qualcuno. Ovviamente meglio non contraddirlo. Anche perché a me, confesso, fa ridere. E più rido, più si incazza. Più si incazza, più rido. E così, fino all’arrivo. Buon viaggio miei cari 😉
