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Dante

700 anni fa è morto Dante. Il 14 settembre 1321. In esilio e incazzato nero per essere ancora lontano da Firenze. O almeno, io me lo immagino così. Colpa di quel profilo arcigno con cui viene sempre ritratto, di quel vestito rosso che lo fa sembrare una maschera del Carnevale, di quell’odio che un po’ tutti abbiamo avuto per la Divina Commedia. Odio non per la Commedia in sè o per Dante, che in fondo è sempre stato uno di noi, un po’ sfigato in amore e perdente in politica. Ma perchè quest’opera lunghissima ci ha tormentato per tre anni a scuola senza che ne capissimo una mazza. Ricordo che disperata guardavo le note e, se possibile, le note a piè di pagina erano ancora più oscure delle terzine dantesche. Quelle almeno suonavano bene, le note erano infarcite di riferimenti a personaggi, filosofie, eventi, che non si capiva niente. E se faceva fatica una come me, che ha sempre adorato la letteratura, immaginiamo quelli a cui non piaceva manco Leopardi. Un disastro. Eppure, noi italiani parliamo la lingua di Dante. Lui è con noi ogni giorno in così tante espressioni che neanche lo sappiamo. Date un occhio al profilo Instagram della Accademia della Crusca: ogni giorno pubblica parole ed espressioni coniate da Dante e vi stupirete di come, senza Dante, non ci sarebbe il turpiloquio che in tanti amano usare anche in TV e sui social. Cioè la Commedia ha tanti di quei BIP da far impallidire Scherzi a Parte. Così, nel giorno della morte di Dante, ho pensato a quali erano i primi versi che mi ricordavo e al motivo per cui li ricordavo. Eccoli qui.

“Non ragioniam di lor, ma guarda e passa” Inferno, Canto III…espressione di disprezzo molto elegante, oggi traducibile in “non cagarli”. Quante volte l’ho pensato….

“Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole,
e più non dimandare…” Inferno, Canto III
Zitto e vai, che tanto non hai voce in capitolo. Che poi già solo pronunciare vuolsi così colà sa di supercazzola a cui non puoi ribattere.

“Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona…” Inferno, Canto V.
Il canto più figo del mondo, quello di Paolo e Francesca e del loro amore impossibile. Già il fatto che si innamorino leggendo di Ginevra e Lancillotto (Richard Gere, per intenderci) rende il tutto da sballo.

“Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse” Inferno canto V.
Vedi sopra. Sti due si sono innamorati leggendo le Canzoni di Gesta. Ora si innamorano ascoltando Rocco Hunt e Ana Mena. Qualcosa è andato storto.

“Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza” Inferno, Canto XXVI.
Come a dire, che saremmo stati generati per progredire e studiare e amare la arti, la storia, le scienze, ecc. Per cui mai dovrebbe succedere che un programma di Alberto Angela venga cancellato perchè sconfitto all’auditel da Temptation Island. E invece…

“Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate” Inferno, Canto III
Questo, per chiudere, è ciò che ci ha detto il prof di greco e latino il primo giorno della quarta ginnasio. Così, tanto per darci il benvenuto. Io lo scriverei sulla porta del Grande Fratello. Così tanto per cambiare. Che dite?

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