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Falcone

Trent’anni fa, ero un’adolescente che frequentava il terzo anno del liceo classico e che combatteva contro l’anoressia. In quei giorni, fatti di interrogazioni, verifiche, lotte con il cibo, discussioni in famiglia, mentre la primavera sfociava nell’estate, ero chiusa in me stessa e poco era lo spazio che restava per ciò che avveniva fuori dalla mia cameretta. Ma l’attentato a Falcone, quel 23 maggio 1992, me lo ricordo perfettamente. Ricordo la televisione che trasmetteva immagini devastanti e la realtà drammatica che entrava nel salotto mentre cenavamo. La sensazione di fastidio, lo scoramento e l’incapacità di comprenderne il perché. Che a 17 anni fai fatica a spiegarti un gesto così grave, spettacolare, irreversibile. Nelle pagine del mio diario, la cronaca di quei giorni confusi, la mafia che riempie le righe e, per un attimo, prende il posto di tutti i miei drammi adolescenziali. L’ho raccontato ai miei figli, ho mostrato le immagini, ma la sensazione è che chi non ha vissuto quei giorni in presa diretta difficilmente ne colga la tragicità. Ecco, nel trentesimo anniversario, io mi auguro che questa pagina della nostra storia entri nelle aule scolastiche, che i docenti spieghino quel periodo storico, le conseguenze, le indagini, perché, essendo storia troppo recente, il rischio è che i giovani non la conoscano. E non possiamo permettercelo. Perché Capaci non va dimenticata nè relegata a mero momento commemorativo. Va ricordata, attualizzata, compresa, traendo quegli insegnamenti che la storia inevitabilmente porta. Per dire per sempre no alla mafia.

(2) Commenti

  1. Anonimo dice:

    anch’io, chissà forse una questione da coetanei, ero affetto dagli stessi tormenti…..

    1. SALVATORE PALMIERO dice:

      volevo dire: in quel medesimo periodo….

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