Alba di un lunedì di fine agosto. Stanza d’albergo nel centro di Praga. Tutti dormono, russicchiando e inseguendo sogni che scorderanno appena suonerà la sveglia. La luce che filtra dalle tende pesanti mi ha svegliato qualche minuto fa. Dormo solo se il buio è totale e tanto tra poco sarà giorno per tutti. Inganno l’attesa leggendo i giornali, come tutte le mattine, cercando di mantenere il distacco delle ferie: guerre, gaffes, casi di cronaca irrisolti. Niente di nuovo insomma. Il mondo va avanti per la sua strada e, per fortuna, faccio parte di quella maggioranza che non entra nella stanza dei bottoni. Sono solo una spettatrice, anche se il mio carattere da rivoluzionaria si infiamma un giorno si e l’altro pure per le tante ingiustizie che si vede passare davanti. Il mio mondo è in questa stanza. Un mini appartamento che contiene ciò di cui non posso fare a meno. La mia famiglia. Credo sarà l’ultima volta che viaggeremo tutti insieme. Sono grandi ormai, percorreranno la loro strada, così come noi lo abbiamo fatto trent’anni fa, partendo proprio dalle vie della Mala Strana di Praga. Eppure vorrei cristallizzare questo momento. L’alba, a Praga, e il cielo in una stanza.
