Vivo a Mortara da quando sono nata. Mi sono sempre sentita fuori posto, ma non é colpa di Mortara. É colpa mia che sono strana. Eppure Mortara é la mia città, il mio paese, ne conosco gli angoli, la storia, le tradizioni, il dialetto. Potrei girare a occhi chiusi e non andrei a sbattere. Forse pesterei qualche cacca, ma confido nel mio olfatto. La frequento ogni giorno e per un po’ ne ho anche scritto quotidianamente, cercando di cogliere i tanti cambiamenti degli ultimi anni. Perché Mortara é cambiata in questi 50 anni e, per quello che vale la mia opinione, non in meglio. É cambiato il suo aspetto, si é spenta, molti negozi hanno chiuso e non sono stati sostituiti da nuove attività. É cambiata la sua società, più composita e internazionale, ma lo scambio di culture, che é un elemento positivo e rigenerante, non sembra aver dato buoni frutti. Siamo cambiati noi mortaresi, siamo stanchi e disillusi, abbiamo voglia di riavere la nostra città ma facciamo davvero fatica a invertire la tendenza. Ci sono associazioni e persone che stanno dando l’anima per far ripartire la città, per sollecitare una svolta, e lo fanno per amore di Mortara. Senza altri fini. Elemento più unico che raro. Eppure la sensazione é che si continui a sprofondare. Mortara era una città tranquilla, un po’ sonnolenta, ma carina e bentenuta. Ora la parola che domina é degrado. Non so a voi, ma a me non piace l’idea di vivere nel degrado. Manco per un po’. E, anche se sono fuori posto, non voglio andare via perché questa è la mia città. E la rivorrei indietro. Ecco. Ci tenevo a dirlo. Mentre si accendono le luci di Natale e si esprimo i desideri sotto l’albero. Il mio è quello di riavere la Mortara “dove non c’é niente ma si vive bene”. Dite che si può?
