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Maria

Mortara è di nuovo orfana, in un annus horribilis, che ci ha prima lasciato senza sindaco e ora si è portato via la Signora della Cultura mortarese. Maria Forni ha rappresentato per decenni la scuola, l’istruzione, la storia locale, la letteratura della nostra città e non solo. La Maria era un punto di riferimento sicuro e tangibile, una mente limpida e acuta, una certezza per chi avesse necessità di una boccata d’aria in un mondo sempre più superficiale e scontato. Lei no. Lei sapeva andare in profondità, con quel suo eloquio pacato e signorile, quella parlata inconfondibile, in cui l’aggettivo si accordava sempre perfettamente al sostantivo, in cui la citazione dotta non era mai stucchevole, ma scandiva il ragionamento nel più naturale dei modi. Maria, e con lei sua sorella Anna, ha segnato la mia vita in modo indelebile: ero una ragazzina appassionata di libri, ma ancora insicura sulla strada da intraprendere, su quali studi fare, su quale scuola fosse meglio per lei. Anna e Maria sono state il mio faro e, se sono ciò che sono, perchè la cultura ci plasma più di quanto possiamo percepire, lo devo anche a loro. Negli anni, ci siamo confrontate infinite volte in biblioteca, prima a Cambieri e poi al Civico 17, abbiamo parlato di dialetto lomellino e di tragedia greca, di poesia montaliana e di vicende locali. Sempre con la leggera profondità di chi queste cose le frequenta ogni giorno, non per dovere, ma per vera passione. Perchè Maria era una donna appassionata: per i pochi che non la conoscevano, non pensate che una donna di una simile cultura fosse “un topo da biblioteca”. Maria era una persona molto concreta: è stata una docente e preside innovativa e aperta alle nuove generazioni, una donna dinamica e mai ferma, una vera forza per la nostra città. Nel suo ultimo articolo su Vaglio, Maria scrive del “rapporto dialettico indissolubile” fra rumore e silenzio. Quel silenzio che, come spiega lei, ha “una funzione consolatoria per i dolori e le inquietudini dell’anima” e che rimbomba oggi più che mai nella campagna lomellina, tanto amata dalla prof, che aveva una cultura unica anche del nostro dialetto, così importante per definire ciò che siamo. Ciao Maria, quanta tristezza e quanta gioia nello stesso tempo per aver avuto il privilegio di conoscerti. Grazie per aver lasciato a Mortara un “monumentum aere perennius”, un monumento più duraturo del bronzo, per essere stato un esempio che, noi, ora abbiamo il dovere di perpetuare. Tu, come Bianca con te nella foto qui sotto, siete esempio concreto del “non omnis moriar” oraziano: vi porteremo sempre nel cuore….

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