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cricolli

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Never give up

Ieri é stata una giornata tutta in salita.
Venerdì 13 di un anno bisestile, ma io non sono scaramantica. Eppure non ne è andata dritta una, nè a me nè ai miei figli. Però ci ho provato lo stesso. Mi sono vestita, truccata, agghindata. Il Jean ha fatto come sempre il suo lavoro nel migliore dei modi e mi ha pettinato esattamente come volevo. Ho messo i miei tacchi 14 e sono andata in diretta. In una puntata che ho fatto una fatica pazzesca a costruire, tra defezioni dovute alla pandemia e duemila incertezze. Eppure ci ho creduto. E alla fine, grazie agli ospiti, alle vostre telefonate, alla voglia di conoscere e di divulgare, abbiamo portato a casa il risultato.
Non fermatevi alla prima difficoltà, ma raccoglietela come una sfida. Non arrendetevi fino all’ultimo. Lottate e impegnatevi per raggiungere il risultato. Al massimo, se avete male, non avrete rimorsi. Se andrà bene, e nella maggior parte andrà bene vedrete, la gioia sarà doppia.
Buon sabato amici miei ❤️
Ps…avete ordinato i miei libri?

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Sopravvivere

E comunque, fatemelo dire, questa non è vita. Perchè vivere non è soltanto respirare, camminare, svegliarsi al mattino e andare a letto la sera. Questo è sopravvivere, aspettare quieti che la tempesta passi, sperando di essere in salute e di poter vedere sorgere il sole il giorno dopo. Vivere è molto di più. E’ poter costruire il proprio futuro, è poter viaggiare senza vincoli, abbracciare un amico, bere un caffè in compagnia, uscire a cena, andare al lavoro, andare in palestra, leggere un libro in biblioteca, andare a scuola, prendere un treno, un aereo, un tram, un ascensore senza l’ossessione di essere in troppi su quel treno, quell’aereo, quel tram, quell’ascensore. A me manca tantissimo la mia vita. Manca a me e manca ai miei figli. Vivere per loro è incontrare in classe gli amici ogni mattina, fare sport con loro, andare a una festa, baciare la ragazza, abbracciare l’amico che ha appena fatto goal e tante, tantissime altre cose. Stiamo tutti sopravvivendo, e questo è importante, non lo metto in dubbio. Stare a casa è un segno di rispetto per noi e per gli altri, un aiuto per i medici, gli infermieri, i volontari che si stanno facendo un mazzo così per curarci e aiutarci in questo momento. E’ vero. Ma questa, fatemelo ripetere, non è vita. E siamo tutti davvero stanchi….

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9-11-1989

Io me lo ricordo come se fosse ieri il 9 di novembre del 1989. Ero una ragazzina, che frequentava la quarta ginnasio. Il mio professore di italiano ci aveva suggerito di leggere un quotidiano ogni giorno e di ritagliare gli articoli che ritenevamo importanti per qualche motivo. A me era parsa fin dall’inizio un’ottima idea, perchè in questo modo avrei tenuto memoria del passato. Sì, lo so, penserete che a quattordici anni una debba avere altre priorità nella vita, ma io sono sempre stata un po’ originale e non è una novità. Mi ero fatta portare a casa dall’ufficio di papà un raccoglitore e dei divisori, e con un pennarello avevo scritto storia, letteratura, scienza, politica e così via. Nel 1989 non c’era google, non potevi digitare sul telefono per cercare informazioni di ogni tipo. Se volevi sapere avevi a disposizione la tv, i libri e i giornali. Punto. E leggendo il Corriere della Sera ogni mattina sullo scalone della scuola, avevo capito che stava succedendo qualche cosa di epico. Li avevo seguiti gli eventi di quei giorni, il fermento in Germania, il terremoto politico a Berlino Est. La sera guardavo il tg con un interesse tutto nuovo e mi viene la pelle d’oca quando ripenso all’immagine dei ragazzi sul muro, i pezzi che cadevano, il caos che ne è seguito. Chiudo gli occhi e sono seduta in cucina, davanti a quelle immagini così importanti per tutta una generazione e oltre. Oggi, a pranzo, il tg non ha neanche dato memoria dell’evento. Il Covid ha monopolizzato anche il ricordo. E io stessa, questa mattina, continuavo ad avere la sensazione di avere un appuntamento. Mi ripetevo, ma cosa ho fissato per il 9 novembre? Perchè quella data è tatuata dentro, bussava forte il ricordo, ma io, stordita dalle notizie dei lockdown, dei tamponi, delle polemiche, non riuscivo a mettere a fuoco. Poi, mentre lavoravo in studio, ho visto il mio raccoglitore degli articoli e tutto si è fatto chiaro. Il 9 novembre è caduto il muro di Berlino e per molti tutto è cambiato. Non dimentichiamo la storia, saremmo come esseri senza memoria che vivono un presente senza radici.

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Altalene verso i sogni

Non perdete mai la voglia di sognare! Fate come i bambini, salite su un’altalena (anche immaginaria) e costruite con il pensiero il vostro futuro. Poi scendete, e mettetevi al lavoro. Perché è dalla capacità di creare, propria del bambino che c’è in ognuno di noi, che dobbiamo ripartire per dare nuova vita a un mondo che sembra spento. Non dubitate mai di voi stessi, non abbiate paura di osare, siate spontanei, semplici, diretti. E, soprattutto, sorridete. Insieme a me. Vi voglio bene

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Confusa e infelice

Sono così confusa in questo periodo, così instabile, con il cuore in gola ad ogni rumore, i nervi a fior di pelle e la voglia di reagire, di sorridere, di tener duro. Sulle montagne russe, ma senza divertirmi insomma. Combattuta tra la voglia di spegnere tutto e quella di spulciare le notizie per trovare uno spiraglio. Confusa e infelice, ma mai arresa. La mia mente si aggrappa a tutte le risorse che possiede e cerca di restare in equilibrio. Sempre più a fatica. Già. Con la segreta voglia di chiudere a doppia mandata la porta di casa, di nutrirmi di libri e film, di coccole e baci, finché tutto non sarà passato e si potrà dire finalmente. Finalmente ne siamo fuori. Ecco, allora potrò piangere davvero e crollare. Ora no. Ora si deve solo aspettare….

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Buio

Siamo piombati nel buio.
Il cambio dell’ora coincide con il nuovo dpcm, che spegnerà le luci dei bar e dei ristoranti alle 18.
Buio perché non ci saranno i neon dei cinema e dei teatri, silenziosi, freddi, chiusi.
Buio perché ci saranno le vetrine illuminate, ma la gente andrà a casa dopo il lavoro, inutile illudersi che si sostituiscano gli aperitivi con lo shopping.
Buio e silenzio per un mese.
Con le sirene e i lampeggianti delle ambulanze a ricordarci il perché di tutto questo.
Un coprifuoco non apertamente dichiarato, ma in sostanza un coprifuoco. Soprattutto in questi mesi, in cui fare attività all’aria aperta rischia di farti prendere un bel raffreddore. E oggi meglio non prenderlo un raffreddore.
Siamo piombati nel buio e sarà dura stavolta. Penso a tutto il settore della ristorazione, a quello degli spettacoli, alle palestre e alle piscine. Ma anche a tutte le attività non direttamente interessate, perché questa situazione impatterà su tutti noi.
Spero che tutto questo serva a rivedere la luce al più presto. Ad accendere il Natale con meno ricoveri, terapie intensive, persone che stanno male. Perché, se così sarà, allora anche il buio avrà avuto un suo senso 🖤

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Amore in circolo

L’amore che inonda il cuore, che scorre negli arti e che ti piega le labbra in un sorriso senza fine. Anche se stai guidando da sola in auto in una giornata grigia, uggiosa e latrice di pessime notizie. Non vi è mai capitato? A me succede, ogni tanto, forse meno spesso di quanto dovrebbe ed è una sensazione unica. Succede quando improvvisamente mi rendo conto delle belle persone che ho intorno, che ogni giorno con me costruiscono i frammenti di questa vita imprevedibile. Ma anche quando mi rendo conto di come le mie azioni possano far sorridere gli altri. Sapete quando semplicemente aiutate una persona alla cassa del supermercato, o regalate qualcosa di vostro a chi ne ha bisogno, offrite un caffè, telefonate a un’amica in difficoltà? Ecco, questo é amore. Amore che circola nell’aria. Amore che colora i muri. Amore che sopravvive ad ogni virus e che va oltre le polemiche, le invidie, le paure. Fate del bene, piccoli gesti, ma fateli. Far del bene fa bene. E noi abbiamo un terribile bisogno di cose belle, di sentimenti positivi, di sentirci vicini anche se non ci possiamo abbracciare, di amore insomma. Fatelo. E anche voi vi sentirete ad un tratto esplodere dentro, di gioia, passione, serenità. Durerà poco perché la realtà è troppo pesante per sorridere, ma sarà un booster che ci aiuta ad andare avanti e che ci ricorda che siamo uomini e donne e non solo numeri di statistiche. ❤️

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Dida

“Ma io voglio vedere i miei compagni!”
Questa é stata l’esclamazione dei miei figli ieri sera, alla notizia della didattica a distanza per le superiori. E poi silenzio. Tristezza. Rabbia. E via di chat con i compagni che da lunedì in poi vedranno solo attraverso uno schermo. Ne abbiamo parlato, a lungo, ieri sera. Tra un “forse meglio così, almeno non contagiamo la nonna” e un “ma fino a quando?”, alla rassegnazione finale che è così e punto. Perché capiscono motivazioni e necessità, ma accettare è dura, oggi più che nello scorso febbraio. E io sono triste forse più di loro. Perché l’adolescenza è l’età dei baci, abbracci, feste, compagnie, socialità. Che non vanno d’accordo con il virus, lo so. Ma sono una mamma. E vedere che i miei figli perdono aspetti fondamentali della loro crescita mi mette tristezza. Passerà il virus, ma questi mesi per loro non torneranno più. Sedici anni li hai una volta sola e non ci sono storie. Ma loro sono forti, mi dico, e troveranno un modo per superare tutto questo. Io posso solo sorridergli e stringerli forte, non fargli percepire timore e irritazione, insegnargli la resilienza. Anche se mi girano. Si, io, resilientemente incazzata….

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Sopravvivenza

Focalizzatevi su tutto ciò che potete fare in pandemia, invece di continuare a lamentarvi per ciò che non si può o potrà fare. È un sistema di autodifesa, che non risolve il contagio, nè sistema i nostri conti correnti. Per quello ci vogliono medici, economisti, specialisti insomma e, visto che molti di noi non lo sono, lasciamo perdere le teorie complottiste e le polemiche social. Se non vi sta bene ciò che decide chi ci governa, fate la rivoluzione, ma non a parole, scendendo in piazza. Altrimenti continuerete a farvi solo del male e a non risolvere nulla. Per ciò che mi riguarda, visto che nulla posso per cambiare la situazione, cerco un modo per tenere il mio cortisolo basso, le mie endorfine stabili, le mie difese attive. Mangio bene, mi nuovo e cerco di essere propositiva. Non è facile, ci vuole impegno, ma funziona. Alcune regole.
Limitate la consultazione delle notizie a una volta al giorno. Non ascoltate otto tg e dieci radio giornali, evitate i post di polemica Covid. Siate informati ma non ossessionati dal virus.
Visto che non possiamo viaggiare, leggete. La lettura porta lontano pur restando sul divano. Comprate libri e regalatene, sono un tesoro immenso.
Curate la vostra alimentazione e non riempite la dispensa di farina e lieviti. Il sovrappeso abbassa le difese immunitarie e noi dobbiamo invece essere forti. Cogliete l’occasione per sperimentare nuove ricette, informatevi sui valori nutrizionali, coccolatevi con il cibo e anche il buon vino (da acquistare prima delle 18….)
Muovetevi. Come ci sarà permesso. Ma non fermatevi. State all’aria aperta, ammirate la natura, prendete il sole (quando c’é!)
Sognate a occhi aperti ma godete delle piccole cose quotidiane. Siate grati di ogni giorno in salute e fate di tutto per pre devi cura di voi e dei vostri cari.
Amate. Tanto. Fate che chi vi sta intorno percepisca il vostro ottimismo. Contagiateli con il sorriso, vi ringrazieranno.
Scrivete lettere invece che messaggi. Nulla è più emozionante di una busta arrivata all’improvviso.
Vivete amici miei. Vivete. Ora come mai godete l’attimo, senza smettere di pensare a un futuro migliore. Perché ci sarà. Ve lo garantisco ❤️

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Pianzoline

Quando ero una bambina, andavo all’oratorio a Casa Madre, dalle pianzoline. Per chi non fosse della zona, le Suore Pianzoline (il cui vero nome è Suore missionarie dell’Immacolata Regina Pacis) sono una congregazione fondata nel 1919 a Mortara da un sacerdote, il beato padre Francesco Pianzola, per l’assistenza delle lavoratrici, in particolare delle mondine, che allora abbondavano qui in Lomellina e che vivevano situazioni sociali spesso difficili. Un’attività fondamentale, che in un secolo ha reso le nostre suorine una parte viva e presente nella nostra città. Le nostre suorine, sì. Che detto così sembrano piccole donne indifese e invece sono missionarie dalla volontà di ferro, sempre attive, sempre sorridenti. Mi hanno insegnato il punto croce da bambina, in quell’oratorio dove mangiavo le caramelle gommose e che nei miei ricordi ha per questo il sapore di zucchero. Dolce dolce. Ora il Covid é entrato nella casa di riposo delle nostre suorine, anziane, fragili, indifese, ora sì. Tutte contagiate. Alcune sono già volate in cielo. Altre sono in ospedale, un’infermiera mi ha detto che sono nei letti con in mano il rosario, che continuano a pregare, per noi, per loro, per questo mondo malato. Vorrei essere lì, stringere loro la mano, come loro hanno fatto con tante donne, prostitute, immigrate, madri sole. Non si può. Proviamoci con il pensiero. Abbracciamole tutte le nostre suorine e non perdiamo la speranza di un mondo più sereno. Loro non l’hanno mai persa ❤️