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Grandi

E all’improvviso ti senti inutile. Per diciotto anni hai vissuto per loro, per i loro tanti bisogni, orientando ogni scelta a loro vantaggio. Per anni, i pensieri dominanti sono stati i pannolini, l’allattamento, le pappe, la pediatra, le vaccinazioni, l’asilo, la cartella, l’iscrizione alla scuola di musica e al corso di tennis, le feste di compleanno. Ogni decisione personale e professionale è stata determinata dalle loro necessità, perchè loro erano (e sono) il centro della vita. Il primo pensiero al risveglio e l’ultimo prima di dormire. E, in cambio, un amore senza fine. Quel loro chiamare mamma dieci, venti, cento volte al giorno, soprattutto quando eri sotto la doccia o in bagno. Quel loro abbracciarti all’improvviso, voler venire in braccio, starti attaccati come cozze in ogni momento. Quel loro guardarti come se fossi l’essere più bello al mondo, una dolcezza unica, sincera, totale. E poi, un giorno, sono diventati grandi. Sono ancora il primo pensiero per te e lo saranno in eterno. Ma tu non sei più il loro primo pensiero. Giorni interi in casa senza che ti rivolgano la parola, connessi con altri mondi, impegnati in altro, e tu, fuori. Se provi a chiedere, dove una volta c’era un fiume in piena di racconti, ora c’è il silenzio di chi vuole farsi i fatti suoi. Ti ripeti che è giusto così, che è normale così. Che un figlio non è cosa tua, ma un essere indipendente, che deve volare con le sue ali. Che adesso devi tenerli d’occhio, in quella fase difficile che è l’adolescenza, ma da lontano, lasciandoli liberi di fare le loro scelte, di sbagliare anche, perchè solo sbagliando si diventa grandi. E che ora puoi scegliere, pensando solo a te stessa e al tuo compagno di una vita. Bello, no? Sì, sì, certo. Sei ancora giovane e ci sono un sacco di progetti accantonati. Eppure ciò che vorresti ora, sì proprio ora, in un caldo pomeriggio di giugno, sarebbe vedere il tuo bambino che ti viene vicino e che ti dice “Mamma, in baccio” e poi ti stringe forte, cuore contro cuore. Che di tanta libertà ora, forse, non sai che fartene.

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Sí vax

Ieri finalmente è arrivato anche il mio turno per il vaccino. Confesso che ero emozionata e che mi sono svegliata all’alba, un po’ come quando dovevo andare in gita scolastica. Sí, lo so, penserete che sono stupida e che ingigantisco le cose, ma per me ieri è stato un giorno speciale. Ho sofferto terribilmente durante i mesi di lockdown e ho voglia di ripartire. Molti mi dicono che i vaccini sono inutili e che non saranno sufficienti per mettere il punto alla pandemia. Io questo non lo so. Io so solo che ho parlato con virologi che stimo da epoca pre Covid e che mi bastano le loro spiegazioni. Io so solo che se il vaccino eviterà di congestionare le terapie intensive sarà già una vittoria. Io so solo che al momento questa é la sola soluzione positiva che conosco e che per questo sono felice come il giorno di Natale. Ho atteso questo vaccino così a lungo che ieri temevo succedesse qualche cosa di imprevisto che lo allontanasse da me. E nel momento in cui l’ago ha bucato la pelle ho sorriso. Dietro la mascherina, si, ho sorriso. Nonostante le polemiche quotidiane tra no vax e sí vax. Tra cui vuole un vaccino e chi un altro. Tra quelli che si stava meglio quando si stava peggio e qui è tutto un complotto. Pensatela come volete, io credo nei vaccini. Da sempre. E oggi sorrido con una serenità nuova. La luce in fondo al tunnel è meno lontana ❤️

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Lo amo

Lo amo da così tanto tempo che potrebbe sembrare un sentimento scontato. Ma l’amore non lo è mai. L’amore non è routine, abitudine, comodità. L’amore è scoprire ogni giorno che lui è quello giusto anche con il passare degli anni, le rughe, la lombalgia. Quell’amore che appare all’improvviso nelle piccole cose, in quella condivisione che ti stupisce, in quella tenerezza che non ti aspetti, in quel suo preoccuparsi sempre e comunque del tuo benessere. Lo amo perché mi ha reso la donna che sono, mi ha conosciuto scricciolo irrisolto e mi ha aiutato a trovare la mia strada, mi ha incoraggiato sempre, c’è stato, nel dolore e nella gioia, quando lottavo con i mulini a vento e mi arrabbiavo per le ingiustizie. Lo amo per i nostri figli, per i viaggi insieme, per le discussioni che ci fanno crescere, perché con lui posso parlare di tutto, dalla politica internazionale al colore dello smalto. Lo amo e voglio dirvelo. Perché? Perché le cose vanno dette e ripetute, prima di tutto a noi stessi. Perché in un mondo di gente che si lamenta sempre, è bene ricordare ciò che di prezioso ognuno possiede. E l’amore è di sicuro un tesoro per cui vale la pena sorridere e cantare, anche sotto la pioggia.

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Genitori

Quando diventi genitore, non sai a cosa vai incontro. O meglio, sai quello che hai supposto da figlio, quello che hai visto intorno a te, quello che ti hanno raccontato. Cioè non sai nulla. Sei lì, con questo esserino perfetto e di fatto non sai da che parte prenderlo. Un po’ come la prima volta che ho aperto la scatola di un iPhone e ho cercato invano le istruzioni. “È intuitivo” mi hanno detto. Idem con i figli. Vai a intuito. A tentativi. Cercando di fare del tuo meglio. Che poi col tempo maturi la certezza che, per quanto ti impegni, sbaglierai comunque. Che fare il genitore non è una scienza esatta ma un atto d’amore. E nulla è più imperfetto di un atto d’amore. Imperfetto e incompiuto, perché in fieri, in divenire. Quando poi arrivi all’adolescenza, oltre a non esserci istruzioni, i caratteri sul display del famoso iPhone sono in cinese. Manco l’intuito aiuta. E tu ti ritrovi ad avere in casa esseri con una voce profonda, pelosi, sempre persi in un mondo tutto loro, che dicono di essere i tuoi figli. Si, gli stessi per cui fino a due mesi prima eri il centro del mondo, ora si arrabbiano se non bussi prima di entrare in camera loro. Gli stessi a cui hai pulito il sedere migliaia di volte (atto che solo l’amore può giustificare) ora non vogliono farsi vedere nudi, quelli che un tempo ti raccontavano tutto, ora si trincerano dietro un “sono fatti miei”. E tu ti ritrovi in premenopausa, con le prime rughe e i capelli bianchi qua e là, gelosa di quella ragazzina che ora occupa il loro cervello al tuo posto. Si, perché siamo gelose, anche se è stupido e irrazionale, ma tant’è. E mentre rifletti su queste cose, ti passa davanti il maschio alfa di casa, in pieno edonismo da cinquantenne, e ti guarda con lo sguardo dell’uomo che non deve chiedere mai e poi ti fa uno dei suoi complimenti che come sempre commenti ironica ma che ti fanno piacere. Ecco. Spero che le due creature, con o senza istruzioni, diventino come lui. Uomini che amano le donne. Uomini che rispettano le donne. Sempre.

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Vaccino

La gioia con cui ognuno condivide la data in cui sarà vaccinato é emblematica di quanto il Covid ci abbia messo alla prova. Anche quelli più tranquilli, più equilibrati postano con orgoglio il D-Day in un tam tam continuo. Sono stati mesi lunghissimi, fatti di dolore, paura, rabbia, di notizie date e poi smentite, di ritardi, di falsi miti e di un eccesso di informazione che ha creato confusione. Ma alla fine forse abbiamo capito che il vaccino è la soluzione. Non ci sono storie. Anche quelli che io no, ora, pur di poter fare le ferie, si farebbero iniettare la miscela per il tagliaerba. E meno male. Ieri sera ho provato la stessa frenesia di quando ho comperato il biglietto per il concerto degli Stones. Pronta sulla tastiera, l’ansia di digitare quei trecento numeri della tessera sanitaria, il calcolo dei richiami per farli coincidere con le ferie, che sono italiana vè e le ferie sono sacre, e poi click. È la tua risposta definitiva? L’accendiamo? Sì, cazzo, l’accendiamo sì, che sto virus mi ha davvero stancato. Poi la sensazione che finalmente ci sia la luce laggiù. Che io possa tornare ad essere me stessa. Che si possa ricominciare a parlare di altro, che non siano percentuali, indici, contagi. Basta. Basta. Basta. Ancora qualche mese e davvero respireremo.

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Velocità…

La biologia dice che dopo il rapporto sessuale, l’uomo deposita circa 200 milioni di spermatozoi; tutti iniziano a nuotare verso l’alto, dentro il sentiero, per trovare l’ovulo; di tutti i milioni che vengono depositati, in realtà solo tra il 300 e il 500 arrivano sul posto (altri si stancano lungo la strada, perché non è una corsa facile), e di questa quantità, quelli che riescono a raggiungere l’ovulo, solo uno fertilizza l’uovo e, in tal caso, Il vincitore sei tu.
Ci hai mai pensato?
Hai corso senza occhi e senza gambe e hai vinto.
Hai fatto una gara impreparata e hai vinto
Hai corso senza aiuto e hai vinto.
Cosa ti fa pensare che perderai ora?
Ora che hai occhi e gambe, ora che hai piani, visioni e sogni, non ti sei arreso il primo giorno, quindi non puoi arrenderti, ora è un insulto .
Non importa cosa stai passando ora, prendila come una sfida e ricorda che hai vinto dall’utero.
Non arrenderti, mai!
(ma incazzati, spesso).

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Scelte

Non ci sono scelte giuste o sbagliate, ma solo scelte.
In ogni caso, qualunque direzione tu prenda, perderai qualche cosa e forse guadagnerai qualcos’altro.
Valuta bene e poi segui l’istinto: siamo animali e i nostri sensi sanno dirci molto se li ascoltiamo con attenzione. E soprattutto, una volta scelto, non guardare indietro ma vai avanti. I “forse se avessi” e “avrei dovuto però” servono solo ad inquinare il presente: dai il tuo massimo e fai che la tua sia una scelta di valore, sempre. Limpida, onesta e leale.
E se non porterà dove vuoi, scegli di nuovo e cambia direzione.
Stare fermi è in assoluto le scelta peggiore.
Cosa ne pensi?
Buon sabato ❤️

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Baci

Ma vogliamo parlare dei baci? Di quelli che dopo non è più lo stesso? Ognuno di noi ha nel cassetto del cuore dei baci che non dimentica. Di quelli che poi passi la giornata a leccarti le labbra, a mordicchiartele, per cercare di rinnovare il sapore di quel momento bellissimo. È una sensazione che riporta all’adolescenza, anche sei hai cinquant’anni, le rughe e le caldane della menopausa. Poco importa. Certi baci ti danno i brividi solo a ripensarci e nel buio della notte, a letto, ti ritrovi a desiderarli ancora. E ancora. Come un bambino al parco dei divertimenti, che non vuole smettere di girare sulla giostra preferita. I baci sono sottovalutati in questo mondo in cui il sesso pare l’unico fine di un rapporto, relegati a preliminare e complementare di una fisicità totale. E invece. Invece racconta molto di più un bacio che una notte intera, a patto che ci mettiate impegno e un pizzico di fantasia. Ecco, questi baci, questi qui così speciali, sono un vizio che non voglio smettere mai ❤️